“A proposito di Crocco” di Antonio Armenti

Cari amici di Terronia, la Fiction Rai su Carmine Crocco ha fatto, a quanto pare, molto discutere di sè… se non prettamente i media (troppo occupati con Sanremo) per lo meno il web, e chi ritiene questioni come il brigantaggio ancora di attuale importanza.

Vi proponiamo quindi questo interessante punto di vista, che inseriamo con piacere nella rubrica “Special Guest”, circa la Fiction e le vicende ad essa correlate, offertoci dalle parole di un nuovo amico di Terronia, Antonio Armenti che ci scrive da Isernia (e che ringraziamo per avercene resi partecipi). Buona lettura

ps. chi volesse visionare il comunicato stampa diffuso lo scorso 11-02-2012 dal Dr. Alberto Casirati cui di seguito si fa riferimento, può consultare questo link: comunicato stampa, e anche questo link, una “conferma” relativa al precedente comunicato, sempre del Casirati, diffusa in data 14-02-2012: comunicato 2

“A proposito di Carmine Crocco”

Dopo la messa in onda su Rai Uno della fiction in due puntate sulla figura di Carmine Crocco abbiamo avuto la riprova, qualora ce ne fosse stato bisogno, che anche dopo circa 150 anni certi accadimenti fanno ancora polemizzare e non soltanto per il fatto che  molti ancora  ignorano cosa realmente accadde in quegli anni nel Sud Italia .

 L’insabbiamento culturale messo in atto dalla propaganda dei vincitori ha partorito generazioni di italiani convinti ancora che si combattè una guerra di liberazione dal giogo dello straniero e che i “buoni” Savoia, con spirito totalmente altruistico si sacrificarono per l’unificazione di tutta la penisola sotto una unica bandiera. La loro.

 Le mitizzate figure di Garibaldi, Mazzini, Cavour e Vittorio Emanuele II, definiti “padri della patria” campeggiano ovunque nelle piazze a loro intitolate, sui libri di testo scolastici, addirittura in molti spot televisivi a conferma della loro indiscussa popolarità. Tipica  immagine questa dell’Italia dei tamburini sardi e delle piccole vedette lombarde

 Quando poi qualcuno comincia a scavare ed a portare alla luce verità volutamente taciute che contrastano con la vulgata ricorrente ecco che cominciano i distinguo, la delegittimazione, la guerra all’untore che osa bestemmiare mettendo in dubbio verità ormai conclamate.

 Sulla scia di ciò il Dr. Roberto Casirati, presidente dell’Istituto della Reale Casa di Savoia, con un comunicato stampa del giorno 11/02/2012, quindi il giorno antecedente alla prima  puntata della fiction su Carmine Crocco, manifestava tutto il proprio dissenso sull’iniziativa della Rai che, a suo dire, in quanto servizio pubblico e per di più in concomitanza con i 150 anni di proclamazione del Regno d’Italia, si lasciava andare ad apologie sui briganti sminuendo quindi il ruolo dei liberatori.

 A parte l’indubbio dono della preveggenza evidentemente insito nel presidente Casirati,  vorrei contestare certe sue affermazioni.

 1)      Accusa Carmine Crocco di essere un voltafaccia essendo passato dai Borbone, a Garibaldi e poi ancora con i Borbone. Evidentemente egli ha fatto proseliti perché in quanto a piroette e voltafaccia i Savoia non sono certo stati da meno in tutti gli 85 anni di loro dominio in Italia. Sulle accuse di omicidio, saccheggio e violenza poi ci andrei piuttosto cauto, si può essere così anche indossando una divisa ed un cappello piumato!  Del resto nessuno si fece scrupoli nell’appoggiarsi alla mafia in Sicilia ed alla camorra in Campania. Quindi ognuno si tenga i propri scheletri nell’armadio evitando di dare lezioni di presunta superiorità agli altri…

 2) Non   credo necessiti una “lectio magistralis” per sostenere che il brigantaggio non nacque  come reazione all’invasione piemontese essendo il fenomeno ampiamente presente nella storia della penisola da tempi remoti. Il fatto Dr. Casirati è che si bollarono come briganti tutti coloro che in qualche modo osarono ribellarsi al nuovo ordine accomunandoli così, con un gioco molto sottile, al cosidetto brigantaggio sociale, creando così un fumo negli occhi dell’Europa di allora   e questo lei lo sa benissimo. Come sa benissimo che un grande statista come Disraeli dalla Camera dei Comuni di Londra nel 1863  tuonò “ ….non vedo differenza tra i patrioti polacchi ed i briganti meridionali… o come il deputato Ferrari che commentò “…potete chiamarli briganti ma combattono per il loro Re e la loro terra…”  

3) Lei conclude affermando che in quegli anni “…si aprirono nuove speranze che la borghesia illuminata capì più di tutti..” Prendo atto che concorda con la matrice elitaria della “cosidetta liberazione” del Sud. Curioso poi che più di uno ( Settembrini, Liborio Romano e tanti altri) si pentirono ben presto di questa scelta dopo aver assaporato come il Piemonte intendeva gestire le nuove colonie acquisite. Lo capirono invece fin troppo bene i contadini ingannati dalla promessa di terre da coltivare. Quando cercarono di ribellarsi fu troppo tardi .  

 

Antonio Armenti – Isernia – 14/02/2012

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