“A proposito di Crocco”: Lorenzo Del Boca sulla fiction RAI

Fonte: ALTRORISORGIMENTO – Lorenzo Del Boca

Il brigante Crocco secondo Rai Fiction

A volere essere ottimisti (almeno un poco), allo sceneggiato di RaiUno sul brigante Carmine Crocco, un elemento positivo, occorre riconoscerglielo: che si parla di vicende e di circostanze che gli storici del Risorgimento hanno accuratamente nascosto, annegandole nelle pieghe della loro retorica. Il fatto di proporre una fiction sulla reazione che borghesi contadini misero in atto per opporsi all’invasione piemontese e alla costruzione di un’Italia che li escludeva a priori è già un piccolo risultato positivo. Certo, come pretendere che il copione fosse anche rispettoso della biografia personale di Crocco? Che gli episodi citati proponessero fatti davvero accaduti? E che il complesso intreccio politico (che determinò il crollo del Regno delle Due Sicilie) trovasse spiegazioni plausibili?

Troppo per gli sceneggiatori di RaiUno che – chissà, se in buona o cattiva fede – se la sono cavata inanellando una serie di scene buone per una pièce teatrale. L’amore romantico e l’amore tradito; il figlio prepotente e la figlia romanticamente devota; la fedeltà e il tradimento; la forza bruta e la forza intelligente; gli assalti con la pistola e i duelli rusticani.

Impossibile, per gli sceneggiatori di RaiUno, sfuggire ai luoghi comuni. Il Garibaldi

che combatte in prima linea. Anzi “davanti a tutti”.  E Francesco II – “lasagna” – che vive in un mondo idilliaco, senza coscienza di ciò che sta accadendo e senza la consapevolezza di essere arrivato al capolinea.

Ignobile che la regina di Borbone – eroina sugli spalti di Gaeta – venga trattata come una “velina” che, con il suo regno sull’orlo del precipizio, sembra preoccuparsi soltanto della foto ufficiale da scattare con il marito.

Il clima in cui matura il brigantaggio è un falso storico significativo. In quel periodo, non mancavano i fuorilegge che campavano di delitti e di furti. Ce n’erano nel Meridione, a Roma, in Veneto e a Torino. Si trattava di piccoli gruppi, a volte anche soltanto individui isolati, che tiravano a campare taglieggiando chi veniva loro a tiro.

Niente a che vedere con il “brigantaggio” post unitario che è stato una rivolta di popolo di proporzioni gigantesche: 450 bande con 150 mila uomini che, strenuamente, hanno difeso la loro terra e la loro patria.

Lo sceneggiato presenta una banda che c’era già prima dell’impresa dei Mille e li descrivono come inconsapevoli di ciò che stava accadendo, interessati soltanto ai forzieri da derubare.

Che si trattasse di partigiani – sì…! partigiani – che non accettavano l’invasione e gli invasori… che volevano la libertà ma non quella imposta da Torino… e che credevano di poter decidere del proprio futuro e della propria terra…questo, gli storici fanno proprio fatica a comprenderlo (e infatti non c’è verso di farglielo comprendere). Opportunamente, nell’ultimo fotogramma dello sceneggiato un’avvertenza: che si tratta di un lavoro, frutto di fantasia, “liberamente ispirato da vicende storicamente accadute”. Come dire che la fiction è finta.

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