Osservatorio Terronia: dopo 150 anni le scuse dei bersaglieri per Pontelandolfo

La strage di Pontelandolfo in un dipinto dell'epoca

Notizia comparsa il 14 agosto scorso, su Il Giornale di Vicenza.it: finalmente (è il caso di dire “Era ora!”) nel giorno in cui ricorrevano i disgraziati eventi “unitari”, per così dire, di 150 anni fa, la strage di Pontelandolfo (insieme a quella di Casalduni) viene ricordata e si “comincia” a parlarne.

Già il fatto che una testata vicentina ne parli in toni di rammarico e spregio per la vergognosa rappresaglia, riteniamo sia segnale positivo, quasi di svolta… forse un giorno i nostri figli studieranno la vera storia d’Italia. Nel frattempo si incidono lapidi, si depongono corone, e i sindaci si dan pacche sulle spalle presentando il tardivo (a dir poco) cordoglio… il sindaco di Vicenza (NB. il generale Negri che guidò l’eccidio nella cittadina beneventana era un “eroe” vicentino) e l’Onorevole Giuliano Amato (portavoce per lo Stato italiano) hanno presenziato alla cerimonia commemorativa in Campania, insieme alla delegazione dei Bersaglieri, che 150 anni fa si macchiarono del delitto impunito, e nell’articolo vicentino cui vi riporta il suddetto link, egli avrebbe in tal modo voluto esprimere un sentimento di riconciliazione.

Bella parola questa, che a 150 anni dalla riconciliazione degli ipocriti forse potrebbe mettere le basi per un’unità. Un’unità giusta, questa volta, per il defraudato sud.

Si ringrazia Michele Cucuzza per averci segnalato la notizia. 🙂

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2 thoughts on “Osservatorio Terronia: dopo 150 anni le scuse dei bersaglieri per Pontelandolfo

  1. Io ci sono veramente stato a PONTELANDOLFO il 14-08-2011, ma ho visto molte note stonate che nulla hanno a che fare con la vera storia.

    1) l’esposizione del primo tricolore italiano dietro il palco dei relatori (donato dal comune di Reggio Emilia);
    2) nessun intervento che ricordasse come la popolazione del territorio fosse all’epoca per la maggior parte legittimista pro Borbone anziché liberale pro Savoia;
    3) la tenuta a distanza da parte delle forze dell’ordine di coloro che sventolavano la bandiera borbonica (sicuramente più attinente alla storia reale rispetto al tricolore cispadano);
    4) la presenza di una folta delegazione dell’esercito italiano fra cui la fanfara che intonava canzoni (es. Piave che non c’entra nulla con la rivolta del Sannio) e una delegazione di bersaglieri, oggi persone assolutamente per bene ma a mio avviso fuori luogo visto che furono proprio loro a saccheggiare la città;
    5) la visita finale con buffet nella torre del castello, proprietà privata (anzichè pubblica) proprio dell’erede di quel sindaco liberale Melchiorre che governava nel 1861, che era fuggito con l’arrivo dei partigiani borbonici e con la rivolta della popolazione contro l’occupazione e che aveva chiesto l’intervento militare dei bersaglieri; ovviamente nell’interno c’era un museo monarchico sabaudo e delle lapidi a ricordo del suo “glorioso” antenato.

    Uniche note positive: le scuse formali da parte dello stato italiano espresse da Giuliano Amato e la presenza inattesa del sindaco di Vicenza che ha chiesto scusa e si impegnato a dedicare una importante strada della sua città ai martiri di Pontelandolfo.

    Dal susseguirsi degli interventi sul palco e dall’enormità di tricolori che sventolavano in paese, sembrava che la città fosse stata da sempre una città unitarista e che la sua distruzione fosse stato un mero errore da parte dell’esercito italo-piemontese.

    Mi è sembrato che l’unico intento dell’attuale amministrazione comunale di Pontelandolfo fosse quello di ricevere dallo stato italiano lo status di “Città martire” e scrollarsi il “marchio infamante” di città di briganti.

    Il mio giudizio finale: meglio briganti che svendere la propria memoria!

  2. ma quando i nostri figli studieranno a scuola veramente la vera storia “ci hanno chiamato Briganti ma eravamo solo PARTIGIANI, FIERI PARIGIANI e, abbiamo pagato col sangue, fu il primo olocausto della storia, e che purtroppo ancora oggi la verità è tenuta nascosta, e, popolo fiorente siamo rimasti nudi e depredati di tutto anche della nostra dignità. che Iddio possa perdonare I Maledetti Savoia perchè da noi nonci sarà mai il perdono per loro.

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