Angelo Forgione sullo scandaloso SuperQuark dell’11/08/11: Fenestrelle, da Lager a Luna Park

Riporto il titolo del completo, e pregevole, articolo di Angelo Forgione, uno dei briganti moderni più attivi e sempre in prima fila, fondatore del Movimento VANTO, sull’increscioso “scivolone” della trasmissione di Piero Angela, che invito quindi a leggere con calma e per intero al link “Fenestrelle da Lager a Luna Park“, ; del resto, se volete saperne “appena” un pò di più riguardo la connivenza “risorgimentale” dei cosiddetti “eroi” della patria (garibaldini e dintorni) con le mafie, e come la mafia e la camorra abbiano preso pieno possesso del territorio e organizzazione dall’Unità d’Italia in poi… vi basta iniziare con “Controstoria dell’Unità d’Italia” di Gigi Di Fiore, 2010, BUR. Ovviamente, per onor di cronaca e trasparenza, siete altresì invitati a visionare lo stralcio televisivo incriminato, seguendo il link RAI: Superquark 11 agosto 2011 (Minuto 1:07:34).

Il signor Barbero

La rubrica storica, se proprio così la vogliamo definire, vede l’ingenuo (è una speranza) signor Angela che candidamente chiede al signor Barbero, che si fa passare per storico, nello specifico, in questa circostanza, niente meno che “storico delle origini della mafia”… dicevo, Angela chiede “Ma queste interpretazioni – almeno questa parola è azzeccata – sono un pò forzate o abbiamo ragione di credere che siano legittime?“.

L’interpretazione del tutto capziosa, odiosa, e sottilmente razzista, di quel razzismo atavico di stampo Lombrosiano, che pare non dover morire mai, attraverso i secoli… L’interpretazione, si diceva poc’anzi, è che la mafia e un certo qual “tessuto sociale malavitoso” siano una caratteristica prettamente meridionale, della città di Napoli in particolare, e la storia, secondo questo apparentemente distinto signore, lo confermerebbe: recenti studi, dice lui, (e Angelo Forgione, giustamente sottolinea: quali? dove? di chi? nulla è stato detto a tal proposito… ah! che tragedia l’approssimativismo moderno, dov’è finito l’amor di precisione? Il citare le fonti che ti costava un voto in meno sui temi d’italiano se lo dimenticavi?)…

Masaniello

Recenti studi, dunque (suoi, di Barbero) indurrebbero a pensare che Masaniello, il celebre eroe popolare partenopeo del seicento, fosse nientemeno che un antenato dei camorristi moderni: logica deduzione dal fatto che la madre, e poi la moglie, fossero prostitute (prostituzione a conduzione familiare), e che egli fosse molto popolare nei bassi napoletani, e gli venissero offerte cene (segnale di riscossione del pizzo, secondo Barbero, e gestione mafiosa da boss di quartiere), e che infine la famosa rivolta contro l’insopportabile tassazione fu organizzata e voluta dagli archeo-mafiosi perchè di pizzo nelle loro tasche, così, ne veniva ben poco… ma l’indizio incriminante è questo: la rivolta fu preceduta dall’incendio del gabbiotto della gabella nel mercato… “classico avvertimento in stile mafioso”, dice lui. (Ma a Torino, sì, proprio a Torino, dove nel 1853 la gente moriva letteralmente di fame per la carestia, e Cavour, che era il maggior azionista dei mulini di Collegno, si accapparrò tutta la farina e il pane, per mandare il prezzo alle stelle e averne il monopolio, quando la gente andò a protestare sotto la casa del celebre “patriota” e fu dispersa dalla polizia – chiamata appositamente dal patriota – o arrestata…. sarà mica anche quella… no, siamo a Torino, non a Napoli. I “segnali indiziari” valgono solo se sono a Napoli, o giù di lì).

Fortezza di Fenestrelle

Passando poi ai fatti risorgimentali, Barbero si fa portavoce di “recenti scoperte” e “prove storiche”: che a Fenestrelle, il celebre “Lager” dei Savoia, attrezzato apposta per deportarci e farci morire trentamila meridionali, che avevano la colpa d’esser stati soldati fedeli alla patria e al re presso il quale avevano prestato giuramento, rifiutandosi di prestarne un altro al “re usurpatore”… dicevamo,  a Fenestrelle, dove (come ci ricorda Angelo Forgione) vennero divelti gli infissi apposta per meglio far ambientare i detenuti in maniche di camicia al bel frescolino piemontese d’alta montagna, tanto che la sopravvivenza media era di tre mesi, senza considerare le percosse e le torture, i pidocchi e la malnutrizione… ma siamo a Torino, ricordiamocelo: fosse successa in Campania una cosa del genere, avrebbero tacciato in eterno i meridionali di palese inciviltà testimoniata dalla storia… invece a Torino, una cosa del genere diventa un piccolo errore dettato dalla necessità dei tempi… (che volete, era l’ottocento, e c’era la guerra, si facevano prigionieri, e li si doveva pur portare da qualche parte… e poi, mica c’era la convenzione di Ginevra, all’epoca… a Torino, tutta brava gente). Ma torniamo all’informatissimo signor Barbero: ci dice che, secondo queste “recentissime” prove, i detenuti di Fenestrelle fossero in grado di allestire nel suddetto Lager una “bisca clandestina” (con quali soldi, vien da chiedere, a me e Angelo Forgione, se non avevano neanche di che coprirsi per dormire la notte? Ah, aspettate, forse ci sono: coi soldi spillati alle guardie piemontesi col gioco delle “tre carte”… può essere…), non solo ma che questa bisca fosse mantenuta e, come dire, approvata sottobanco da presunte “guardie napoletane”. Sì, perchè queste efficientissime e nuovissime prove del signor Barbero direbbero che per Fenestrelle furono arruolate guardie napoletane, che facevano la guardia, in Piemonte, ad altri napoletani, i quali morivano al ritmo di centinaia al mese, e che riscuotevano dalle goliardate d’azzardo di questi ultimi disgraziati una tassa per “diritto di camorra”.

Ma la cosa più infamante di tutte, signori, è che non solo non si dice che la cosa “nuovissima” e che ancora milioni di Italiani non sanno, è che Fenestrelle esista ed è una vergogna umana per la quale ancora nessuno ha chiesto umilmente scusa al popolo napoletano e meridionale tutto, una vergogna che non si può lavare con quattro battute stentate in dieci minuti scarsi di trasmissione (e per questo si ringrazia il generoso e ottimo lavoro di Massimo Bongiorno, serio giornalista RAI che ha realizzato il pregevolissimo, pluricitato, servizio “I Lager dei Savoia”, andato in onda su RAI Storia – ma non sulle reti ammiraglie, chissà perchè…)… no, la cosa più infamante di tutte è quel sorrisetto mal trattenuto a stento dal cosiddetto storico Barbero, quel suo fare derisorio, che getta melma sulla memoria e le ossa ormai estinte di quei trentamila uomini che hanno rifiutato una via facile, per intraprenderne una di morte: Fenestrelle. Vergogna RAI, vergogna SuperQuark, autori e conduttori, che date spago a certe illazioni di bassa lega di cui il sud non ne può più, vergogna signor Barbero, che sputi sorrisi e fango sulla memoria di chi per la libertà, l’onestà e la lealtà si è battuto ed è morto con onore, con stenti e sofferenze, mentre lei se ne sta nella sua bella poltroncina rossa insultandoli con la parola “camorra”. (Si sciacqui la bocca, prima di nominare ancora i caduti e gli onorevoli vinti di quella infamante guerra che chiamate Risorgimento!)

Francis Drake, "uno dal coltello facile", che in Inghilterra fecero Sir...

Conclude il signor Barbero col segno decisivo: Boccaccio (noto esperto di archeologia camorristica intranazionale) ha ambientato alcune sue novelle a Napoli, parlando dei quartieri malfamati come abitati da malfattori col coltello pronto, prostitute gestite da loschi figuri… che strano, e io che pensavo che la prostituzione fosse il mestiere più antico del mondo, e che quello del protettore fosse il secondo, dai tempi delle tratte degli schiavi, e delle case di archeo-tolleranza… e che “i tipi dal coltello facile” fossero un pò dappertutto, dalla scandinavia alle indie… ne parlava anche un certo Stevenson a proposito di un tesoro o un’isola, e un certo Hugo a proposito di qualche miserabile… ma forse mi sbagliavo.

No… coltello facile, prostitute, malaffare: siete certamente al sud. Segno inconfutabile e inappellabile di “mafia congenita”.

 di Angela Teresa Girolamo

Fonti:

Per chi volesse approfondire l’illuminante e poco nota ai più storia del celebre Cavour, che molti ingenui (eufemismo) si ostinano a chiamare padre della patria o patriota, segnalo degli assaggini, riservandomi, in seguito (data da definirsi…), l’onore di commentare il pater patriae:

Cavour: un perfetto moralista, di Angela Pellicciari, dal sito Brigantaggio.net, in pdf.

Camillo Benso Conte di Cavour, dal sito Brigantaggio.net, profilo ampiamente e completamente corredato di bibliografia autorevole, a dir poco.

– “Cominciava l’arte del boia”. Ecco chi era Camillo Benso, conte Cavour! di Ubaldo Sterlicchio, interessante ed ampia trattazione sul personaggio.

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