C’era una volta in Terronia… Leonardo Di Caprio – “My belly will go on” by G. Girolamo

Il giovane Di Caprio con Bob De Niro

Dopo Bob De Niro, è il turno di Leonardo Di Caprio, oggetto della pungente satira del più recente membro della brigata terroniana, Giuseppe Girolamo.

Conosciamolo meglio: le teen-ager degli anni 90’ se lo ricorderanno certo come il volto più gettonato da copertine e poster dei giornaletti di allora… fino alla nausea. Ricordo che una mia amica di scuola media faceva foto alla tv quando mandavano in onda immagini del “divino”… cronache ante-internet. E’ del 97’ infatti il celeberrimo film sul transatlantico (tra i più sfigati della storia) Titanic, regia di J. Cameron, che consegnò alla storia Leo Di Caprio & partner (Kate Winslet) nonchè l’incetta di incassi e oscar (record, al pari di Ben Hur, e poi de Il ritorno del re).

Ma il ragazzo veniva da “lontano”: il padre, George, fumettista indipendente (che l’ha aiutato a farsi strada nel mondo del cinema), era figlio di un immigrato napoletano e di un’immigrata tedesca, la madre Irmelin, tedesca figlia di un tedesco e di un’immigrata russa in Germania. La leggenda (Wikipedia) vuole che si sia meritato il nome in onore del più celebre Leonardo (Da Vinci), davanti ad un quadro del quale, mentre la mamma gestante, in un tour italico, sostava… pare che il pargolo abbia scalciato.

Dai calci intrauterini ad Hollywood il passo è breve: pubblicità, soap e particine fino ai più impegnativi ruoli (talvolta discussi e controversi) di Voglia di ricominciare (col nostro “amico” Bob), Buon compleanno Mr Grape, Poeti dall’inferno, La stanza di Marvin... passando per gli Oscar di Titanic. Poi si è passati a Gangs of New York, inizio di un fortunato sodalizio con Martin Scorsese, Prova a prendermi, The Aviator, The Departed, Nessuna verità, Revolutionary road (tutti pluripremiati e con gran favore di pubblico) fino ai più recenti Shutter Island e Inception. Oltre alla dedizione cinematografica è da menzionare il notevole impegno in campo ambientalista, cui Di Caprio partecipa con campagne e filmati ideati e realizzati da se medesimo. In progetto un film su J. Edgar Hoover, il controverso direttore dell’FBI del secolo scorso, per la regia della faccia più impassibile del cinema, Clint Eastwood.

Ora la parola al curatore della neonata rubrica C’era una volta in Terronia… G. Girolamo.

Ecco come lui “vede” Leo Di Caprio.

MY BELLY WILL GO ON

Di Caprio nei panni di J. Edgar Hoover con Clint Eastwood

Quando sei lì, solo al mondo, puoi decidere di fare tante cose.

Incupitosi di colpo, DiCaprio si sistemò di profilo, dinanzi allo specchio, per controllare che fosse vero. Sì. Sospirò. Stava ingrassando. E quando cominciano a proporti ruoli come J. Edgar Hoover, vuol dire che ormai lo hanno capito proprio tutti. Ma come si poteva tornare indietro? Leonardo si guardò sconsolato nello specchio, mentre tentava inutilmente d’abbottonarsi quella stramaledetta giacca. La via è segnata. Quando uno inizia a incicciottirsi a vista come Marlon Brando, c’è davvero poco che possa fare. Si tratta di un’inesorabile discesa tra morte e disfacimento, che porta puntualmente a diventare come Val Kilmer. Tutto quello che puoi fare è rassegnarti all’idea della panza che avanza, facendoti coraggio, magari, andando ai ritrovi pomeridiani del gruppo di sostegno per attori grassi.

– Ciao. Sono Val. Un tempo ero una star. Le ragazze sbavavano sulle mie foto. Adesso mi nominano solo quando si parla di obesità…

Ma com’è possibile? No, Leo non ci crede. Non può crederci. L’idolo delle teenager si alza, scuotendo il capo, e se ne va, mentre il povero Val continua a tormentarsi, immerso fino alla vita in una valle di lacrime. Come si può tornare indietro? A quei tempi? Quando, ragazzino sfacciato, sfidava De Niro in impertinenti gare di recitazione, o faceva parlare di sé come l’icona della sua generazione. Vorrebbe tornare indietro, sfuggire alle sabbie del tempo, ma non può fare a meno di pensare che sarebbe stato molto meglio per lui restare ibernato fra i ghiacci di Titanic.

Puoi decidere di guardare un film al contrario, con la nave che riemerge dagli abissi, la gente che si fa un bel bagno prima di salire a bordo, Rose che si rimette con Cal, DiCaprio che si riprende i suoi sputi, una nave che torna e non parte. La gente che scende e va a casa, a rivedere parenti e amici. E su tutto, imperterrita, l’orchestra del Titanic. È un mondo che va indietro.

Puoi farlo. Puoi scegliere di non buttarti, e tornare a cenare come se niente fosse, puoi guardare Revolutionary Road e immaginare come sarebbe stato se, puoi sognare un transatlantico carico di emigranti che torna indietro, riportando ognuno al proprio paese d’origine, puoi sognare che non sia mai successo, che tutto vada bene e non ci sia più alcun bisogno di partire. Puoi sognare, oppure puoi vivere la vita. Perché la vita va avanti. Come una trottola che gira, apparentemente inarrestabile, si ferma e cade.

La trottola di "Inception", C. Nolan (2010)

di Giuseppe Girolamo

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