Eccellenza o Ex-cellenza: come l’oro rosso pugliese potrebbe diventare… un bidone

ciliegia Ferrovia

C’è un prodotto agricolo che ha una grande esportazione mondiale in Italia, e più del 60% della sua produzione avviene in Puglia. E’ un prodotto stagionale, delicato, sensibile alle variazioni climatiche… vi do un indizio… lo chiamavano “l’oro rosso“…

Sì, oro rosso, finchè non ha cominciato a dare segnali di trasformazione… in bidone. Ma andiamo per ordine.

Turi di Bari, tristemente nota ai più come il paese in cui furono detenuti Antonio Gramsci e Sandro Pertini, è nota anche per la storica e variegata produzione di ciliegie, frutto difficile, a dir poco: la raccolta, che copre il periodo di circa un mese, tra maggio e giugno, deve essere tempestiva, in quanto il frutto arresta la sua maturazione quando viene staccato dall’albero. Quindi va raccolta al “punto giusto” nè troppo presto, nè troppo tardi (sennò poi guasta…). Estremamente sensibile ai fattori climatici, soffre l’umidità e la pioggia (causa spaccature che rendono invendibile il frutto), il vento forte, la grandine (in questi giorni ne abbiamo visto un assaggio), la siccità (se non piove al momento giusto, il frutto non cresce), e poi ci sono le malattie degli alberi, gli insetti, le beccate degli uccelli… insomma, ogni anno il raccolto è un autentico terno al lotto. Rare le annate memorabili.

Per il contadino turese (o del circondario, dove pure si è diffusa la coltivazione) la raccolta delle ciliegie è l’argomento e l’affare dell’anno: ogni anno (fino all’anno scorso, per lo meno) a Turi girano qualcosa come 35 milioni di euro. Che vengono poi regolarmente messi sotto il mattone, cioè nelle banche. Gruppi solitamente del nord. A Turi, poi, c’è la ciliegia “regina”: tra le tante qualità apprezzate dal mercato (bigarò, giorgia, forlì…) la ciliegia “ferrovia” è il vanto e simbolo della comunità turese: ciliegia purpurea, turgida, polposa, dolce ma non troppo, quasi croccante quando è matura al punto giusto, dalle dimensioni bibliche… al suo confronto le altre qualità sbiadiscono.

Ebbene… questa ciliegia che era il vanto di Turi, tanto da indurre gli ingordi politicanti locali (e non) ad indire una “Sagra della Ciliegia Ferrovia” (la tradizione di “panem et circenses” non si estingue, coi millenni…), con tanto di elezione di Miss Ciliegia (titolo valido per Miss Italia… attenzione), (quest’anno lo show è andato in onda nelle nostre strade il 4-5 giugno)… dicevo, questa ciliegia è diventata una maledizione… e probabilmente è sulla buona strada per diventare un bidone. Rosso.

Ora vi spiego: il contadino (la maggior parte della produzione è a conduzione familiare), la moglie, i figli, i generi, le nuore, e i nipoti, si spaccano la schiena e non solo, con sole, pioggia, vento eccetera, per raccogliere l’agognata drupa. Poi il capofamiglia carica il carico e va in piazza a vendere il frutto della fatica di un anno (tra irrigazioni, lavori e in alcuni casi, anche trattamenti…)… in piazza il grossista decide il prezzo e… se ti va bene, caro contadino, è quello, sennò smamma… te le puoi ingoiare pure le tue ciliegie. Quel grossista, che al prezzo “suo” ha acquistato il frutto del sudore del contadino, poi andrà a mettere il carico nella filiera della distribuzione… risultato? Nel supermercato Lidl a cento metri da casa mia, a Turi, vendono oggi le ciliegie ferrovia a (prezzo in offerta: prezzo pieno sui 6€) 4,50 € al Kg… ciliegie acquistate al contadino di Turi a… 1€ al Kg. A Torino arrivano a costare 14€ al Kg…

Ci sono state ciliegie, quest’anno, vendute ai grossisti a 80 centesimi al Kg. E i contadini hanno cominciato a mugugnare e strepitare e lagnarsi anche col grossista (oltre che col tempo, i malanni vegetali e le antre esigenze ceresicole). Provate a pensare cosa vuol dire questo per chi avrebbe, anche, da pagare gli operai! E’ iniziata la crisi della ciliegia. E sorgono i dubbi…

Turi, paese della Ciliegia Ferrovia

Ma com’è che in tanti anni di produzione ed esportazione, con tutti i milioni che a Turi girano sulle ciliegie, non siano stati capaci di fare un consorzio di produttori? O un’azienda di trasformazione? Sapete che in Emilia ci fanno gli sciroppi e le marmellate con le nostre ciliegie? (poi magari le andiamo a comprare al supermercato…) E che in Veneto fanno le grappe con le nostre vinacce? (Altro prodotto importante a Turi… vite e derivati…)

Ora piangono… ora, i contadini sgobboni piangono. Piangono perchè? Forse per autocommiserare quell’educazione all’immobilità e l’inerzia che ci è stata instillata a forza nel DNA... ma noi abbiamo gli anticorpi, e questa stortura la possiamo estirpare… che comincino a svegliarsi i coltivatori diretti. Non hanno scelta: o si svegliano e si organizzano in consorzio, decidendo loro prezzo e filiera, oppure sono condannati a soccombere. E magari a perdere una delle Eccellenze pugliesi… destinata così a diventare Ex-Cellenza.

Troppo abituati a curare ciascuno il proprio orticello, a discapito o fregandocene di quello degli altri siamo… E’ ora che i meridionali dimostrino di avere tempra, e che per il bene proprio, è bene tutelare e lottare per un bene superiore: il bene comune.

Angela Teresa Girolamo

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