Special Guest: Le Città del Sud sulla corruzione piemontese a Salerno nel periodo postunitario

Una graditissima visita la riceviamo oggi da un gruppo che è anche un sito on line, Le Città del Sud: da anni lotta per un’Identità e sviluppo sostenibile delle provincie duosiciliane. Invito a visionare il sito quindi, ricco di notizie, link e riferimenti, che vanno dalla storia all’attualità, dall’economia alle iniziative per promuovere i prodotti ed il commercio al sud… così come invito a leggere attentamente questo bellissimo articolo, molto ben dettagliato, sulla corruzione dei funzionari del Regno d’Italia e la situazione salernitana nel periodo postunitario. In fondo troverete le fonti…

LA PROVINCIA DI SALERNO DURANTE L’OCCUPAZIONE PIEMONTESE TRA SCANDALI E CORRUZIONE

Nel primo lustro di vita politica ed amministrativa unitaria, si ebbe un incremento delle rete stradale ed in particolare nei primi tre anni, dal 1860 al 1863, furono costruite strade «nazionali» per un importo di 26 milioni di lire, mentre ne erano in progetto altre per una spesa di 18 milioni, il che portò alla realizzazione di tredicimila km. di strade. In realtà gran parte di questo incremento fu dovuto al completamento di opere già iniziate con i Borbone, mentre altre già progettate e finanziate furono sospese con l’avvento dei piemontesi. In molti casi si registrarono fenomeni di corruzione e di ritardi nelle relizzazione con enorme spreco di denaro pubblico. Insomma già dai primi anni di unità si verificarono numerosi scandali negli appalti pubblici, fenomeno poi destinato a diventare uno dei mali incurabili dello stato italiano.

Cesare Bardesono di Rigras

In particolare suscitò all’epoca molto clamore lo scandalo per la realizzazione di una strada di collegamento tra Salerno, Vietri di Potenza ed Acerno, complessivamente 250 km di strada di cui ne furono appaltati, però, solo 100. La nuova provincia di Salerno aveva ottenuto un prestito di 560.000 lire e stipulato il lavoro con l’impresa Giordano di Napoli. Il primo lotto sarebbe costato 1.700.000 lire. Questo primo lotto, la cui costruzione fu prevista in sei anni, restò a lungo incompiuto e diede luogo ad un vero e proprio “caso”. Nel 1865, a tre anni dall’inizio previsto dei lavori, non era stato assegnato neanche 1 km di strada, mentre la provincia aveva versato alla ditta appaltatrice, su certificati degli ingegneri dipendenti, 1.515.130 lire. Fu lo scandalo. Venne aperta un’inchiesta e fu sospettato di concussione persino il prefetto di Salerno Cesare Bardesono di Rigras, piemontese e uomo di Cavour, il quale avrebbe forzato la mano agli ingegneri. L’inchiesta assodò che i lavori effettivamente eseguiti ammontavano a 849.428 lire, mentre gli ingegneri della provincia ne avevano certificato l’esecuzione per un’importo di 1.415.130. lire!

Salerno oggi

Il fatto che Bardesono fosse un piemontese non deve sorprendere: alla fine del 1866, su 59 prefetti esistenti, ben 43 erano piemontesi ed il resto emiliani o toscani; anche la toponomastica di strade e piazze fu cambiata e nel Sud toccò a Venafro, il 12 febbraio 1861, la sorte d’essere la prima cittadina ad avere una “Piazza Milano“, in memoria di un battaglione mobile formato da milanesi; seguirono poi le centinaia di piazza Garibaldi, Mazzini, corsi Vittorio Emanuele ecc.

La costituzione, le leggi, il codice penale, l’ordinamento giudiziario, le istituzioni pubbliche e il sistema finanziario piemontese furono imposte a tutte le ex intendenze duosiciliane e si avviò il processo di “piemontesizzazione” delle province meridionali. Il modo e le motivazioni “vere”, non quelle di facciata, con le quali fu raggiunta l’unità furono il peccato originale che intorbidò, fin dall’inizio, i rapporti tra il Nord e il Sud. Nel suo libro “L’Italia e i suoi invasori” Girolamo Arnaldi ha scritto: “La visione dell’Unità come conquista dell’Italia da parte dei piemontesi si è affermata anzitutto come stato d’animo. Molti italiani, soprattutto nel Mezzogiorno, si sentirono infatti “conquistati”, non unificati in una patria comune. Ai loro occhi, prima Garibaldi e poi Vittorio Emanuele II apparvero come conquistatori stranieri

Ma ritornando allo scandalo di Salerno, mentre gli ingegneri furono rinviati a giudizio, l’opinione pubblica e il mondo politico salernitano furono accesi da aspre polemiche a tutti i livelli. Ai “mazziniani” di Salerno, che da qualche anno rappresentavano la sinistra in seno al consiglio comunale ed a quello provinciale, non parve vero poter diffondere ai quattro venti notizie e particolari dello scandalo in cui era implicato il prefetto Bardesono, che come detto era un uomo di Cavour, poichè aveva fatto parte della segreteria particolare prima di essere assegnato a Salerno. Ma il prefetto, nonostante lo scandalo nel 1867, divenne poi addirittura senatore del regno.

Al coro di proteste e contro il partito di governo aggiunsero le proprie voci anche l’elemento cattolico e quello filoborbonico, non dimentichi dell’ostilità del Bardesono contro l’istituzione del Real Liceo cittadino e nei confronti di tutto l’ambiente magistrale di salernitano. Anche questo non deve meravigliare: l’ostilità del Bardesono non è personale ma corrisponde ad un disegno della cultura post-unitaria che si adoperò per sradicare dalla coscienza e cancellare dalla memoria il modo piratesco e cruentisissimo con il quale l’unità si ottenne, ammantando di leggende “l’eroico” operato dei Garibaldini, sminuendo il fatto che la reale conquista del meridione fu ottenuta, in realtà, dall’esercito piemontese, attraverso le vicende della guerra civile, e tacendo la circostanza che le popolazioni del sud, salvo una minoranza di latifondisti ed intellettuali, non avevano nessuna voglia di essere “liberate” e anzi reagirono violentemente contro coloro i quali, a ragione, erano considerati invasori. Per contro si diede della deposta monarchia dei Borbone delle Due Sicilie un’immagine traviata e distorta, e del ‘700 e ‘800 napoletano la visione, bugiarda, di un periodo sinistro d’oppressione e miseria dal quale le genti del sud si emanciperanno, finalmente, con l’unità, liberate dai garibaldini e dai piemontesi dalla schiavitù dello “straniero”.

Liceo Ginnasio "Torquato Tasso"

Nel 1860, prima dell’invasione piemontese, il real Liceo di Salerno aveva le seguenti Cattedre: fìsica chimica e farmacia, istoria naturale, anatomia e fisiogia, patologia generale e medicina legale, medicina pratica e clinica medica, chirurgia teoretica, ostetricia e operazioni. Inoltre aveva un gabinetto di mineralogia, di fisica e di chimica. Poco dopo l’unità d’Italia, esattamente nel 1865, il Real Liceo con le sue cattedre viene soppresso, diventando il Liceo-Ginnasio “Torquato Tasso”. Questo episodio suscitò l’indignazione dei studenti salernitani che riuniti in un comitato protestarono contro Vittorio Emanuele per chiedere la riapertura delle cattedre, ma senza esito. Bisognerà attendere circa un secolo per veder risorgere un ateneo a Salerno e solo nel 2006, infine, per riavere la Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Lo scandalo di Salerno si concluse con la sola rimozione del Bardesono che fu sostituito dal nuovo prefetto Decoroso, affinchè questo, si legge negli atti della provincia di Salerno, “facesse quanto occorre presso il governo per correggere un esempio cosi riprorevole di pubblica immoralità e di tradita fiducia, sostenuto in prima linea dal conte cesare Bradesono, giacche se un prefetto è potente non è certo onnopotente”. Le responsabilità dell’appltatore Giordano, invece inspegabilmente, risultarono non molto gravi tanto che gli fu rinnovato l’appalto, pur essendo state fatte da altri appaltatori offerte piu vantaggiose, e fu elevato il prezzo da 17.000 a 21.000 lire per chilometro ancora da costruire.

Giovanni Nicotera

Al di la delle vicende giudiziarie e di corruzzione, che rimangono purtoppo immutate fino ai giorni nostri, è interessante sottolineare come questi eventi rappresentavano l’occasione per denunciare l’abbandono in cui era lasciato il meridione, soprattutto nell’ambiente politico salernitano ad opera di Giovanni Nicotera, il quale, commemorando la Spedizione di Sapri a Salerno nel primo anniversario (4 luglio 1875), disse: “Penso non essere né giusto, né possibile che una parte di questa Italia perduri in condizioni economiche poco dissimili da quelle in cui si trovava prima di entrare a far parte della grande famiglia italiana; e per spiegarmi più chiaramente dirò che queste province meridionali hanno diritto di avere nel più breve tempo possibile quei facili mezzi di comunicazione, di cui da un pezzo sono fornite le altre province del Regno”. Le strade, dirà a sua volta un altro consigliere provinciale di opposizione, Luciano Saulle di Pisciotta, “sono questione di lavoro e di sicurezza; le doglianze sono immense e se il brigantaggio non è ancora finito, colle strade finirebbe. Evvi emigrazione continua dalla provincia per l’America a cagione dello scarso lavoro … e invece, principiando nuove strade e riprendendo quelle sospese, il proletariato troverà lavoro, il proprietario vantaggerà i suoi prodotti. E son già sei anni che tanti desideri e tante speranze vengono deluse”.

Effettivamente, dopo sei anni da che era stata fatta l’Italia, nonostante leggi e circolari, si era al punto di prima se non addirittura peggio: negligenza, illeciti amministrativi, soprusi, si perpetravano a discapito delle zone più depresse. In sei anni era stato ultimato solo il tratto Sarno-Foce, pochi chilometri in pianura nella parte settentrionale della provincia, e non compresi nel programma del ‘61, mentre nel Cilento tutto languiva, fatta eccezione per pochi tratti.

Le Città del Sud

Fonti: Raccolta rassegna storica dei Comuni – Vol 3 – Anno 1971 , AAVV (Istituto di Studi Atelliani) consultabile on line su Google Books

Il sito dove nel 2000 è stata fondata la rivista elettronica del celebre storico meridionalista Nicola Zitara: Eleaml

Sito dell’Università degli Studi di Salerno

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