Per Luoghi Non Comuni: Longobucco, il brigante Palma… e il telegramma del Colonnello Milon…

Fonti: Brigante Azzurra e http://www.brigantaggio.net

Parte 1)LONGOBUCCO
In provincia di Cosenza, a 750 metri sul livello del mare, la “TERRA LIBERA DI LONGOBUCCO” era conosciuta prima dell’anno 1000 per la sua “ARGENTERA”, ritenuta una delle più ricche dell’Italia meridionale e soprattutto una delle più fiorenti per la presenza di numerosi corsi d’acqua e folti boschi, necessari ai mulini ed ai forni per l’industria metallifera.

Ricchi filoni argentiferi furono svenati lungo gli alvei dei torrenti per rimpinguare i forzieri dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi e dei Re napoletani che regolamentarono diligentemente lo sfruttamento minerario, sulla scorta di un’ampia documentazione di diplomi, registri e quaderni risalenti al 1197. In quell’anno l’Imperatore Carlo VI nominò Governatore delle miniere un suo familiare, Pietro Livonia, fondatore del Casale di San Pietro ai piedi dell’ARGENTERA.

In quegli anni l’abate Gioacchino da Fiore si reca a Longobucco per realizzare due calici d’argento su disegni da lui elaborati con scene bibliche.

Sotto gli Aragonesi (1500) il napoletano Galeazzo Caracciolo sfruttò le miniere in maniera sistematica e produsse tanto argento da spingere la Corte ad agire legalmente nei confronti suoi e degli eredi per ritornare in possesso dell’Argentera.

La storia documentata inizia nell’XI sec. con l’arrivo dei Normanni e prosegue nei secoli successivi con le dominazioni degli Angioini e Svevi prima e degli Aragonesi poi. Diede i natali al famoso medico medievale BRUNO DA LONGOBUCCO (XIII sec.) autore dei trattati sulla chirurgia: “La chirurgia Magna e la chirurgia Parva
Fra il 1806 ed il 1808 la cittadina silana fu invasa per ben tre volte dalle truppe francesi. Dopo il 1861 il paese fu tra i principali centri interessati dal fenomeno del Brigantaggio, patria di noti capibriganti (Domenico Strafaci, detto Palma, il Robin Hood dei longobucchesi). Nel secondo dopoguerra i longobucchesi parteciparono in massa alle lotte bracciantili.
Appartenne allo Stato di Rossano e fu feudo dei Marzano (dal 1445 al 1464), degli Sforza (dal 1487 al 1499), dei d’Aragona (dal 1449 al 1524), ancora degli Sforza (dal 1524 al 1559), degli Aldobrandini e infine dei Borghese dal 1681 al 1806.
Nel medioevo vide lo sfruttamento delle miniere argentifere, lo sviluppo dell’arte orafa. Verso la fine delXVII secolo iniziò il declino economico dovuto ai costi elevati per l’estrazione e culminato nel XVIII secolo con un terribile terremoto che fece crollare le miniere. Agli inizi del ‘900 fu uno dei primi centri abitati in cui venne attivata l’energia elettrica.

Nella prima guerra mondiale perirono più di 100 Longobucchesi, tra questi occorre fare menzione del Sottotenete Angelo Parrilla classe 1899, morì gloriosamente per il nome della patria. Un altro eroe della prima Grande guerra il Generale Gerardo Pirillo, pluridecorato per il suo coraggio e il suo altruismo. Anche Longobucco fu colpito dalla grande sciagura del dopoguerra, la “spagnola”: correva l’anno 1918, in 91 giorni causò 272 vittime e le medicine usate erano il chinino ed anche il vino. Nel 1920 viene inaugurato l’Asilo d’Infanzia, grazie alla donazione caritatevole della Signorina Elvira Boccuti. Nel 1937 fu aperto da parte dell’Avv. Giuseppe Lavia, podestà di Longobucco, un Corso Annuale di Avviamento Professionale di tipo industriale, trasformatosi poi in Scuola di Avviamento Professionale. Durante il periodo fascista Longobucco fu luogo di confino, ricordiamo Dumini Amerigo per l’uccisione di Matteotti; Lea Giaccaglia confinata politica per attività sovversiva; molti etiopici tra i quali l’ex ambasciatore a Roma Manghascià Ubie che ebbe una relazione con una donna del paese dalla quale ebbe un figlio che volle conoscere il paese di origine del padre e partì per l’ Etiopia. La dominazione fascista rappresentò per il popolo longobucchese, fame, miseria, sorprusi continui, anche se l’orgoglio ed il coraggio dei contadini portò alla conquista di molti ettari di terreno in località S. Barbara e Ardilli.

Il periodo dell’immediato dopoguerra la fame e la miseria fanno da padrone: l’E.C.A. (Ente Comunale Assistenza) viene incontro ai più bisognosi; per alleviare il problema della disoccupazione si progettano la costruzione di fognature, di ponti per collegare il centro dalle frazioni di Manco e Ortiano, le case popolari; nel 1949 150 disoccupati invadono letteralmente il municipio, perchè Longobucco è rimasto escluso dal progetto del “soccorso invernale”, fu comunque programmata la costruzione del tronco stradale Longobucco-S.Barbara. Divenuto un importante centro agricolo, nel secondo dopoguerra, i cittadini di Longobucco furono i protagonisti delle occupazioni delle terre incolte, tantè che i longobucchesi parteciparono in massa alle agitazioni bracciantili e furono fra gli artefici dello straordinario movimento operaio nato attorno alla lotta per il lavoro e la democrazia. Finalmente si assiste ad un leggero miglioramento delle condizioni socio-economiche, infatti negli anni ’50 furono avviati i primi cantieri scuola di rimboschimento e bonifica. Negli anni ’60 e ’70 sono state realizzate importanti opere pubbliche. Oggi si deve investire sull’artigianato, bisogna recuperare l’abitabilità del centro storico deturpato negli ultimi tempi, puntando sopratutto sul turismo, sui prodotti locali, sulla cooperazione, sullo sfruttamento delle energie alternative e delle biomasse, nonchè sfruttando al meglio la ricchezza del patrimonio naturale, magari portando avanti progetti qualificanti in grado di riavviare i processi di sviluppo.

Parte 2) IL BRIGANTE PALMA
In origine, i coloni, per sottrarsi alle tirannie dei loro padroni, che li condannavano alla miseria, scappavano rifugiandosi e lavorando nelle campagne. Alcuni di loro, però per poter mantenere la propria famiglia, dovevano utilizzare la forza e diventarono Briganti. Questo nuovo modo di vivere serviva anche per vendicarsi delle umiliazioni subite dai ricchi. Un Brigante non era un assassino, che aggrediva ed uccideva i viandanti. Era piuttosto un uomo che voleva vivere nella campagna e, per poterlo fare, doveva ricattare i ricchi, impossessandosi di una parte delle loro richezze e sfuggire alla giustizia. Il Brigantaggio fu presente a Longobucco in due diversi periodi: 1806/10 e 1860/70. Questi periodi che resero tristemente famoso il paese, furono dominati da due figure differenti in tutto:

1- Antonio Santoro, detto “Re Curemme”, era incolto, sanguinario e dotato di una forza fisica eccezionale, quasi animalesca;

2- Domenico Strafaci, detto Palma, sapeva leggere e scrivere, aveva un fisico piuttosto signorile ed utilizzava la furbizia e la scaltrezza piuttosto che la forza e la ferocia.

[Ci perdonerà Antonio Santoro, se abbiamo “saltato” la descrizione delle sue gesta… promettiamo di far ammenda, recuperando la memoria su questo brigante calabrese in un’apposita rubrica prossimamente… 🙂]

DOMENICO STRAFACI ALIAS PALMA

Non è possibile parlare dei singoli Briganti di Longobucco perchè sono stati molti, perciò parleremo di uno dei più rappresentativi e della sua banda. Domenico Strafaci, alias PALMA, per molti anni fu il “re della foresta” e creò intorno a sè una specie di leggenda. Egli nacque a Longobucco il 16 agosto del 1831 da Maria Strafaci e da padre ignoto. Apparteneva alla classe dei braccianti più poveri. Frequentò le prime classi elementari e, divenuto adolescente, abbandonò gli studi per lavorare. Nel 1860 Domenico Strafaci, divenuto ormani per tutti “Palma” insieme a Ralla, si ribellò alla prepotenza di un ricco signorotto di Rossano, ed insieme lo presero a schiaffi. Questi per l’offesa ricevuta fece rinchiudere i loro familiari nel carcere di Longobucco, compreso il figlio di Palma di appena due anni. Allora Palma e Domenico de Simone, armati si presentarono in contrada Ardilli a Giosuè Gallina, capomandria di Lorenzo Vulcano, gli spiegarono la loro situazione specificando che i loro familiari stavano marcendo in galera e lo obbligarono a procurargli la dovuta assistenza. Nei giorni successivi Palma fu visto a Cosenza insieme ad alcuni vagabondi, tra cui anche la banda di Faccione. Insieme fecero molti furti senza però uccidere nessuno. E da quel giorno Palma divenne famoso.

Palma, amante delle avventure, aveva un singolare coraggio, divenuto capo di una banda, diventò subito celebre. Per oltre un decennio visse tra i pericoli rischiando la morte. Quando qualcuno voleva aggregarsi alla sua banda, lui cercava di dissuaderlo e metteva a disposizione il suo denaro perchè potesse farsi difendere dai migliori avvocati del tempo, di modo da potersi mettere a posto con la Legge senza divenire preda dei soldati, e passare la vita in fuga. Ogni persona che Palma sequestrò veniva trattata con tutti i riguardi. Egli era chiamato il “protettore della povera gente”. Infatti metteva a disposizione il suo terribile prestigio per difendere gli oppressi, riparare le ingiustizie, punendo i prepotenti, concedendo aiuto a tutti quelli che gli si rivolgevano; non di rado interveniva per dare ai nobili dure lezioni. La sua banda era composta da dieci o forse dodici persone. Era molto severo nello scegliere i suoi compagni, perchè da loro dipendeva il successo delle sue imprese. Conosceva ogni angolo delle montagne silane, era inafferabile, astuto ed era protetto dall’omertà della povera gente, verso la quale era di una generosità senza pari. Aveva anche un certo grado di istruzione, era onesto e infatti solo in rari casi, o per difendersi o per punire un tradimento, si macchiò le mani di sangue. Il 1865 440 soldati armati, guidati da abili comandanti, cominciarono una caccia spietata. La preda era Palma. Sparsa ormai la voce del pericolo che stava per correre il famigerato combattente, uomini e donne si recarono da chiesa in chiesa per celebrare messe onde ottenere l’aiuto dal Cielo per il loro difensore. Ormai i soldati erano certi di averlo catturato, ma ancora una volta il re della montagna riuscì sfuggire all’armata. Qualche anno più tardi la famiglia De Rosis, che aveva contribuito a far imprigionare due briganti, si rifiutò di pagare una taglia richiestagli da Palma. Palma scrisse un manifesto di vendetta, sul quale affermava che durante l’estate, avrebbe bruciato tutto ciò che i Rossanesi e i Coriglianesi possedevano e che avrebbe fatto prigioniero il figlio di De Rosis. Infatti, una sera mentre questi stava rincasando, accompagnato da due guardie, vide due uomini addormentati su un poggiolo. I due uomini addormentati si alzarono di colpo e puntando alla testa delle due guardie un arma, presero il figlio di De Rosis e lo portarono fuori dall’abitato. Palma fece spargere la voce che il ragazzo sarebbe stato ucciso se non fosse stata pagata la taglia di 40.000 ducati. A queste voci i De Rosis si convinsero e pagarono. Una sera del 1869 circa alle ore 9:00 i briganti stavano cercando di uscire da un bosco con Palma in testa ma si presentò dinanzi a lui il guardiano Librandi Pietro che sparò e lo ferì gravemente… tre ore dopo morì.

TELEGRAMMA – Catanzaro 13 luglio 1869

Ill.mo Generale Sacchi, la testa di Palma mi giunse ieri al giorno verso le sei e mezzo. E’ una figura piuttosto distinta e somigliante ad un fabbricante di birra inglese. La testa l’ho fatta mettere in un vaso di cristallo ripieno di spirito, e chieggio a Lei se vuole che la porti così per farla imbalsamare, non essendo capace nessuno di fare tale operazione. Nel caso affermativo me lo faccia prontamente sapere. Si sono fatte delle fotografie della testa e se riescono bene gliene spedirò un certo numero.

Il Comandante della zona militare

Colonnello Milon

fonte: www.brigantaggio.net

 

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3 thoughts on “Per Luoghi Non Comuni: Longobucco, il brigante Palma… e il telegramma del Colonnello Milon…

  1. Riguardo allo “sfruttamento delle energie alternative e delle biomasse” c’è chi pensa ad appiccare il fuoco ai boschi. Sicuro che sviluppo voglia dire progresso?

    • Per fortuna non tutti pensano che “biomasse & co.” stiano per “boschi da accendere”. Tuuto sta alla maturità e consapevolezza individuale. Anche internet per alcuni è uno strumento che può essere utile e vantaggioso per conoscere, scoprire, comunicare ecc., per altri uno strumento per delinquere. E’ l’umanità.

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