L’immagine della Terronia – Ma quale futuro? (ovvero: repetita iuvant :-P)

XCHE’ ECCELLENZE DEL SUD: 2 – MA QUALE FUTURO..?!

Accendendo la televisione – o aprendo un giornale, o Internet- è facile imbattersi in servizi, reportage, interviste che riguardano fatti, avvenimenti e storie del meridione, dall’economia all’industria, dalla cultura alla sanità per continuare poi attraverso i vari gradi (e soprattutto ‘de-gradi’) dell’assetto sociale. L’immagine che ne viene fuori non è delle più esaltanti. Vengono il più delle volte messe in risalto e denunciate magagne, meschinità, incongruenze, a rinsaldare il (pre)giudizio già fortemente radicato che nel sud, a parte le bellezze della natura (della quale non abbiamo alcun merito, anzi.. che a detta di molti deturpiamo con la nostra incapacità e stoltezza..) ed alcune realtà di sapore folkloristico (la cucina tipica, le manifestazioni religiose tradizionali, l’artigianato da bottega..) tutto il resto sia mediocrità e malaffare. Forse questo fa notizia, ed è funzionale ad un modo un po’ perverso ed equivoco, a mio avviso, di fare informazione che oggi sembra andare per la maggiore. La cronaca nera tira sempre, fa perno su una sorta di voyeurismo un po’ sadico e un po’ masochista piuttosto diffuso, e quindi ha luogo a procedere. Un po’ come succede a Napoli, che appare sempre oppressa dalla presenza della criminalità organizzata e strangolata da una mole di rifiuti insostenibile, che molti hanno tentato o promesso di far scomparire nel nulla, mentre i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Eppure la città avrebbe ben altri ‘ori’ da mostrare e da vantare. In realtà è tutto il sud in generale ad essere oppresso da una mole insostenibile di immondizia. Ma in questo caso si tratta di un particolare tipo di rifiuto speciale: l’immondizia ideologica, o ‘monnezza mediatica’ secondo una definizione accattivante del momento. Continuiamo ad essere invasi da ondate di spazzatura mentale ed abbiamo anche contribuito noi stessi, purtroppo,  a lordare la nostra stessa terra con la disistima, il biasimo, la svalutazione. Vittime dello stesso meccanismo perverso che oggi si è iniziato a chiamare con una denominazione suggestiva: ‘macchina del fango’. In effetti, il filo logico non fa una piega: se tutti vengono a scaricare immondizia a casa mia, vuol dire che questa è una discarica, e quindi che altro posso fare se non utilizzarla nel modo più consono anch’io? Stessa logica: se il meridione è fatto oggetto di disprezzo e svalutazione, ci sarà un buon motivo, e allora anch’io devo sentirmi in difetto, devo vergognarmi e biasimare terra e natali avuti in sorte, augurandomi migliore fortuna con la fuga, o in un’altra vita. In questo modo si uccide una realtà intera, una società e una cultura, seppellendole sotto tonnellate di detriti. Detriti che nessuno ha più voglia, talvolta, intenzione e interesse, o la forza, di rimuovere. Con cose come ‘Terronia’ ci proponiamo proprio questo: fare da spazzini mediatici e iniziare a ripulire il sud dallo strato di liquami che lo inonda. Iniziare a scavare nel fango per portare alla luce le meraviglie, le vestigia di un passato non disdicevole, i frutti della nostra antica civiltà. Lavoro arduo e faticoso, probabilmente. Ma una delle caratteristiche dei meridionali non è forse la protervia, la determinazione, la resistenza? Ci vorrà il tempo che ci vorrà..

Abbiamo scoperto infatti che poco sotto la superficie si nasconde una realtà piena di suggestione e di fascino. Ricca, antica, produttiva ed ingegnosa. Al sud sono fiorite menti, imprese, attività che hanno fatto la storia, e ancora oggi continuano a nascere idee ed entità che spesso sorprendono ed incantano per originalità e forza propulsiva..

Ho già scritto un articolo piuttosto veemente sulle eccellenze del sud. Vorrei puntualizzare alcune cose: in primis- veemenza non è violenza, ci si infervora per qualcosa che sta a cuore, o semplicemente si alza un po’ – in modo educato- la voce per farsi sentire in luoghi affollati dove il rumore di fondo rende difficile comunicare. In secundis- che l’intento non è quello di incensare o esaltare il meridione a discapito, o a spese, del nord Italia. Il nord ha le sue meraviglie, le sue ragioni, i suoi punti di forza e i suoi problemi. Non è con l’intento di fare meridionalismo ad oltranza che ho deciso di scrivere; non è questo lo  spirito con cui è nata Terronia, perché non vogliamo essere contro il nord, ma andare incontro al nord, per poter risolvere insieme le grane che ci attanagliano.  Molto più semplicemente, infatti, Terronia intende fare chiarezza, aprire un fronte dialettico costruttivo per poter tutti insieme considerare i vantaggi di una nuova prospettiva operativa. In altre parole, oggi siamo ancora in una situazione di stallo, con schiere che chiedono a gran voce la secessione per liberarsi dal peso morto di altri, o un federalismo che per come è nato e concepito non si sa se risolverà qualche problema o ne creerà di altri più gravi ed articolati. Non mi sembra una prospettiva allettante, né particolarmente promettente e tantomeno  risolutiva per nessuno; e  spesso è invece indizio di una linea difensiva che affonda le sue radici  in un atteggiamento frutto di disinformazione e preconcetto, fomentato a volte da ragioni ideologico/politiche quando non da pura demagogia. Personalmente credo nella possibilità di un confronto aperto e civile (detto in tutti sensi del termine) che porti a fare chiarezza e al liberarsi da preconcetti ormai vetusti per far posto ad un atteggiamento più propositivo ed utile. Non vogliamo rivangare il passato per rinfacciare torti, né si grida vendetta; si chiede solo giustizia ed equanimità, perché siamo solo alla ricerca di tracce e di memoria, di materiale per poter ricostruire quello che è andato perduto e per poter gettare le fondamenta di nuove strutture.

Riscoprire il meridione nelle sue potenzialità vuol dire dare spazio e respiro ad una realtà che può interpretare un ruolo fondamentale e giocare la sua parte nel complesso meccanismo globale in cui siamo inseriti.

Ancora meglio, il sud testimonia appieno un punto di forza da sfruttare per uscire dall’empasse che ci attanaglia. Le eccellenze de sud sono -e sono state- tali perché hanno sfruttato in ogni modo possibile le ‘armi naturali’ della nostra genia: talento per l’innovazione, creatività, capacità di fare molto con poco o pochissimo, inclinazione a saper vedere opportunità dove sembrano esserci ostacoli insormontabili, metodo ed abilità di realizzazione- e, in più , quel tocco di estro sregolato e quasi folle che è pura magia, dono imperscrutabile, ‘deus ex machina’ e uovo di colombo, colpo da maestro che viene fuori all’improvviso da luoghi misteriosi, sorprende..incanta..e fa scuola nel resto del mondo. Questo siamo, e questo ci rende differenti, ed unici. Il ‘know how’ è sempre stato  il nostro fiore all’occhiello, la nostra arma segreta, la risorsa fondamentale su cui si è sviluppata la nostra cultura, dalla poesia all’arte all’economia all’industria, attraversando ogni campo ed ogni settore (ed intendo proprio tutti i settori…tutti sanno che: ‘Italians do it better..!).  Io credo che questa sia la risorsa principe su cui puntare. Del resto evidenzia vantaggi strategici di indubbia portata: è rinnovabile, è spendibile in ogni settore, è naturale e spontanea, è ecologica, ed è soprattutto non imitabile o replicabile in alcun modo. Va solo individuata, scoperta, potenziata ed alimentata a dovere. È la chiave di un nostro possibile futuro, se sapremo interpretarla ed usarla con saggezza. Ed è una risorsa che si  rileva in tutto il territorio nazionale, dunque che insinua il sospetto lecito che atteggiamenti discriminatori e separatisti non abbiano luogo a procedere per insufficienza di prove e soprattutto perché il fatto in sé – la differenza tra superiori ed inferiori- non sussiste. Chi lo ha già capito è già in viaggio verso una nuova era…

Curvo

(alias Tony Capurso)

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