Eccellenze o Ex-cellenze? L’industria che fu (che non c’è) e che ci sarà…

Ferriera di Mongiana (Calabria): località di produzione di ferro dal tempo dei Fenici, vide la nascita della fonderia con i Borbone, e la sua chiusura all'indomani dell'Unità d'Italia dai Savoia, nel 1862 era stata premiata all'Esposizione internazionale di Londra. Si usava dire , nell'800', per giudicare ottimi dei pezzi di ferro, definirli "come i ferri di Mongiana".

Con buona pace del Sig. Cesare (siamo ai ferri corti: L’Ombroso contro/Vs Lombroso…) che con irreprensibili misurazioni e prove scientifiche (vi invito ad informarvi sulla lampante ed ammirevole genialità del metodo…) aveva dimostrato al di là di ogni possibile o ragionevole dubbio l’evidente inferiorità, la subalternità intellettiva e culturale e l’indolenza dei meridionali… in realtà al Sud, per ragioni evidentemente inspiegabili, indubbiamente irragionevoli ed al di là di ogni possibile, e scientifica, comprensione vi sono prove inconfutabili, e storicamente supportate, di capacità intellettive, operosità culturale financo di vere e proprie esplosioni di genio creativo ed organizzativo, di portata tale da indurre qualche fugace sospetto sulla bontà dei (pre)giudizi ‘scientifici’ -e non- cantati ai quattro venti.

In effetti già in passato – a ben guardare- il Meridione aveva dato prova di capacità innovativa e genio stupefacente. Chi vuole può documentarsi ampiamente su realtà culturali, economiche, sociali e civili che andrebbero considerate anche oggi fiore all’occhiello su scala nazionale, se ancora non persistessero atteggiamenti denigratori e discriminatori nei confronti del caro vecchio sud, ad essere buoni dovuti all’ignoranza, alla disinformazione ed al pregiudizio fortemente radicati da un secolo e mezzo di sudata propaganda anti-sudista; ad essere cattivi dovuti alla malevolenza e, chissà, magari forse anche ad una latente e sottaciuta invidia. Faccio un fuggevole riferimento, a titolo di esempio, alle ferriere della Mongiana, che a quanto pare nel corso dell’800’ gareggiavano (e vincevano) a livello internazionale per raffinatezza tecnologica e maestria processuale (furono smantellate con raro acume tattico e strategico il giorno dopo dell’Unificazione..per saperne di più potete consultare, tra l’altro, ‘Terroni’ Di Pino Aprile). E credo che alcuni abbiano sentito parlare degli altri primati tecnologici e scientifici che erano stati conseguiti, guarda caso, nell’arretrato Regno delle Due Sicilie: primo ponte sospeso in ferro, prima linea ferroviaria in Italia, prima nave a vapore, prima illuminazione a gas ecc. E questo a mio avviso è un dato quasi normale, tutto sommato- alla fine alla storia dell’inferiorità dei meridionali, o di un qualsiasi popolo rispetto ad un altro, retaggio di atavici convincimenti malauguratamente radicati – storicamente e geograficamente piuttosto diffusi- oggigiorno non ci crede più nessuno (vero, no????).

La nave ammiraglia della marina italiana, "Amerigo Vespucci", costruita nei cantieri navali campani su progetto della "Monarca", ammiraglia della flotta borbonica

Ciò che mi stupisce invece è che la capacità di eccellere sia riuscita a conservarsi nel tempo nonostante le avversità evidenti e le condizioni assolutamente sfavorevoli. Ad esempio, ancora oggi la sartoria napoletana riscuote unanimi consensi a livello mondiale e continua a competere a pari livello con Savile Row e dintorni. Anche la cantieristica navale partenopea continua ad essere all’avanguardia e a sfornare modelli di riferimento per il globo terraqueo: basti dire che l’ammiraglia della marina italiana, la ‘Amerigo Vespucci, è stata costruita nei cantieri campani attorno al  1930 (tra l’altro il progetto era basato sul ‘Monarca’, nave ammiraglia della flotta delle Due Sicilie, opera d’ingegno all’avanguardia al punto da essere presa a modello…) vale a dire dopo -e nonostante- 70 circa di anni terribili piovuti su quell’industria, che era stato il vanto del regno borbonico (e ancora oggi gli scafi partenopei danno  lezioni di stile, tecnica e design al resto del mondo). Si erano anzi anticipati e precorsi i tempi, nel senso che all’epoca avevano già capito che la nota differenziale, la cifra costitutiva e distintiva della produzione nazionale andava cercata e trovata nel ‘Know How’: era il ‘made in Italy’ ante litteram… in largo anticipo sui tempi a venire.

Dico di più: a mio avviso sotto i Borbone avevano già capito che non era nelle nostre corde -e nelle nostre possibilità- (come la storia ci ha purtroppo insegnato..)  competere sul piano della quantità con giganti come l’Inghilterra, la Germania e i nascenti Usa (per non parlare del Giappone e della futura Cina..); che sul piano della qualità invece avevamo ed abbiamo da dire sempre la nostra, per ataviche e insondabili ragioni, e dunque tale direzione andrebbe intelligentemente e strategicamente per-seguita (come purtroppo a volte non è stato fatto, snaturalizzando tale privilegio e vantaggio tattico nel tentativo di seguire altri su strade a noi poco congeniali o difficilmente percorribili…).

Dunque il buono era talmente buono che nonostante i colpi ricevuti e sofferti -la guerra, l’ostracismo politico ed economico, la discriminazione ed il vituperio- è sopravvissuto alle innumerevoli traversie riuscendo persino a spuntarla sulla storia, portando la propria testimonianza nel presente. Insomma sembra che in realtà il meridione non sia stato mai, così come si vuole credere e lasciar intendere, a corto di cervelli, talento e capacità di realizzare capolavori. Anzi, laddove si possa utilizzare appieno il reticolo neuronico, bypassando la mancanza d’infrastrutture, l’inesistente politica industriale (che purtroppo affligge anche il nord- almeno in questo c’è equità…) e i viluppi legislativi antisviluppo, emergono con stupefacente puntualità esempi di come quasi partendo dal nulla si riescano a costruire monumenti all’ingegno, che spuntano nei luoghi più inaspettati ed insospettati. A queste realtà è dedicata la rubrica ECCELLENZE DEL SUD, monito ai detrattori, promemoria per i distratti e galleria di esempi per tutti di come al meridione ci sia – come c’è sempre stata- la voglia di fare, il talento, la capacità, spesso il genio puro, che riescono a mettersi all’opera e a spuntare come diamanti in mezzo ai sassi. Patrimonio da scoprire e difendere affinché le nuove e le antiche Eccellenze non diventino EX-cellenze amare precipitando insieme nel dimenticatoio dei poveri di memoria.

Credo che tutto ciò possa essere una consolazione ed un vanto per l’Italia intera, e valga una menzione di merito e di riconoscimento anche per tutto quello che, essendo italiano, è nato nel sud della nazione. Purtroppo a volte pare che gli unici esempi degni di nota debbano essere sempre legati alla fiorente industria e ai genieri della Padania, come se tutto quello che è degno di attenzione fosse nato lì e non fosse possibile altrove, mentre al sud si guarda con aria di sufficienza, quando non di aperta ir/de-risione o, peggio, con malcelato disprezzo alludendo all’esiguità dei risultati prodotti. Ma, cari signori, tale metro di misura non è appropriato. E mi fa specie che pochi si siano documentati a sufficienza sui trascorsi nazional/meridionali prima di emettere apologetiche sentenze su tali argomenti. La prospettiva andrebbe ribaltata: c’è invece del miracoloso nel fatto che il meridione, nonostante il secolo e mezzo di cannonate vere e metaforiche patite senza soluzione di continuità, sia rimasto in piedi riuscendo a tenere il passo e faticosamente mantenga livelli sociali ed economici non dissimili dal resto d’Europa (non d’Italia..); siamo andati avanti con lo zero o quasi, siamo sopravvissuti e stiamo tentando di /e riuscendo a/ risalire pian piano la china. Il sud ha quasi sempre  avuto tutto (o quasi..) contro e nonostante questo noi siamo ancora qui. Altri hanno avuto ben altre possibilità, risorse (talora di equivoca e sospetta provenienza…) e facilitazioni; eppure a volte sono soltanto qualche passo avanti, mentre sorprendentemente in alcuni campi sono insospettate e misconosciute realtà meridionali a costituire una sorta di ‘stato dell’arte’ del settore… si tratta alla fine di un confronto impari ed ingiusto (per entrambe le parti), che alimenta acredini che non fanno altro che peggiorare la situazione. E non vorrei che la cosa prendesse la piega della storia di Pistorius  (nda: l’atleta disabile che gareggia nella corsa con una volontà d’acciaio e due protesi di fibra di carbonio al posto delle gambe che non ha…) che è stato escluso dalle competizioni olimpiche perché, secondo alcuni, risultava essere ‘avvantaggiato’ rispetto agli altri atleti per via del peso inferiore dovuto alle protesi!!!???? Paradossi che meritano riflessione, non risposta- perché resta difficile trovarne una decente.

Ora, in maniera più serena, vorrei concludere semplicemente affermando che non serve a nessuno continuare con la solfa di ‘questi contro quelli’; a mio modesto parere continuare a farci la guerra (ideologica- politica- economica) tra noi non ci porta da nessuna parte. Ritrovarci su un piano dialogico e dialettico differente invece sì. “Dare a Cesare quel che è di Cesare”, ritrovare chiarezza e concisione e riconoscere meriti e debolezze rappresenta forse la sola via maestra da percorrere, pena continuare a girovagare nel ‘girone dei malmessi’ ad libitum. E per fare questo occorre che il sud prenda coscienza del proprio passato e di se stesso. Che riesca ad esporre con chiarezza le proprie ragioni stabilendo nuovi e più equilibrati parametri di negoziazione ideologica, politica ed economica con il nord, e non cercando solo uno scontro improduttivo e ulteriormente penalizzante. E per far questo è in primo luogo necessario che il sud ri-conosca il proprio valore, le proprie capacità e talenti e impari a rimettersi in pista superando la disistima e lo scoramento ereditati dai travagli del tempo. Troppo infatti ne è passato sentendoci ripetere fino all’ossessione da altri la famosa frase: i migliori siamo noi…perchè noi- meridionali- non valevamo granché, perchè eravamo pigri, incapaci, oziosi, truffaldini, geneticamente e congenitamente destinati all’insuccesso. Le fonti in emersione – e tra queste a buon diritto ci potrebbe essere ‘Terronia Asso. Cult.’( dove ‘Cult’ non è l’abbreviazione di ‘culturale’ ma aspira ad essere una attestazione di fatto!), che ambisce alla decorazione sul campo..- dicono invece che così non è; che abbiamo tanto da scoprire e ancora di più da dare..a noi stessi ed agli altri. Vorrei allora che a proposito della capacità di riscoprirci, di rimboccarci le maniche e ripartire da zero-o quasi- e di risalire la china, di dare e di condividere i nostri doni con gli altri anche noi, per una volta, potessimo finalmente dire che, senza ombra di presunzione, senza velleità provocatorie e prevaricatorie, senza malizia e malevolenza, ma con consapevole e pensosa umiltà: i migliori siamo noi…

L’Ombroso..

(alias Tony Capurso)

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