Special Guest: Umberto Calabrese sul “Lotto delle Zitelle”, ovvero lotteria e storia del sud… un connubio antico e virtuoso

[Inauguriamo la rubrica Special Guest con un ospite d’eccezione: appassionato studioso d’origini catanesi, attualmente residente in quel di Roma, Umberto Calabrese ci fa conoscere un aspetto inedito della storia del sud e della lotteria…]

Quando l’estrazione del lotto dava la ’dote’ alle donne povere nel Regno delle due Sicilie…

Nel Regno di Sicilia e successivamente nel Regno delle due Sicilie, alle donne povere il Re dava direttamente la “dote” o attraverso il gioco del Lotto, perché nessuno fosse inferiore ad un’altro nel territorio duosiciliano… . Nel Regno di Sicilia, esclusivamente dai proventi del gioco del lotto, furono destinati in parte a questo scopo… ovviamente i Savoia abolirono tale cosa, invece sarebbe interessante oggi aiutare i giovani e gli anziani destinando parte degli incassi del lotto a tal fine. Ma poi saremmo una società civile … come dire borbonica!

Il Gioco del Lotto ha, da sempre, alimentato speranze di un fortuito arricchimento. In origine, intorno al XVI secolo, quando veniva chiamato “Gioco del Seminario”, esso si svolgeva tramite scommesse che la popolazione piazzava sui nomi dei senatori al cui nome era abbinato un numero, in seguito con l’introduzione del “Lotto della Zitella”, tramite l’abbinamento ai numeri, dei nomi di ragazze bisognose. Esso nacque per volontà dei gestori delle scommesse, ed era teso a migliorare la sorte di ragazze povere e nubili con la donazione dei proventi della lotteria sotto forma di dote per il matrimonio.

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La partigiana del duo regno delle due Sicilie, “a’ brigante” Michelina

La condizione della donna, sul finire del 1600 era molto incerta – sottomessa all’uomo e prigioniera di uno status meramente strumentale – e la dote rappresentava, dunque, l’unica via d’uscita da questa situazione, e trasformava la donna in un buon partito.

Poiché senza la dote, c’erano davvero poche possibilità che essa riuscisse a sposarsi, sia lo Stato del Regno di Sicilia, che la Chiesa, s’impegnarono a favorire la costituzione dotale. Il numero delle fanciulle bisognose di dote era elevato, ed imponeva la necessità di ricorrere all’estrazione a sorte. Già prima del 1682, anno in cui venne istituito il Lotto a Napoli, erano in vigore i “maritaggi”.

Troviamo infatti un precedente nel 1520, anno in cui , G.B. Cavallo organizzò una beneficiata per assicurare il maritaggio alla propria nipote Beatrice Baiola. Se in principio i nomi delle zitelle venivano scelti dalla Regia Camera (dal 1682 al 1688), in seguito la scelta passò nelle mani degli impresari; il numero delle fanciulle che l’appaltatore imbussolava non poteva essere inferiore ad 80 né superiore a 90, e a suo giudizio egli poteva accrescere o diminuire tale numero.

Per la scelta della fanciulla venivano privilegiati i conservatori.

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Partigiane del duo regno delle due Sicilie “Brigantesse” in posa

Successivamente il numero delle zitelle che potevano porsi in lista fu fissato in 90. Unitamente al numero delle fanciulle, durante gli anni cambiarono anche il numero di estrazioni che venivano effettuate durante l’anno e la determinazione dei giorni in cui veniva svolta l’estrazione.

Quando nel 1737 l’arrendamento del lotto fu demanializzato, il Re Carlo III, permise ad alcuni Conservatori e Ritiri, paragonabili agli attuali orfanotrofi, di indicare i nomi delle orfane ospitate presso gli stessi, i quali venivano scelti direttamente dal Direttore del Ritiro.

Nel 1816 una grave crisi economica colpì i luoghi pii, al punto che i Conservatori di Napoli non erano più in grado di dare aiuto alle loro alunne, cosicché Ferdinando IV, con Decreto del 29-5-1816 decise di concedere il beneficio, che permetteva alle orfane di entrare a far parte della lista delle donzelle che ricevevano il maritaggio, a tutti i Conservatori di prima classe della città, ripartendo i novanta numeri per i vari Conservatori:

• da 1 a 30 alle alunne del Reale Albergo dei Poveri

• da 31a 60 a quelle della Casa Santa dell’Annunziata

• da 61 a 70 a quelle dell’Ospizio di San Gennaro dei Poveri

• da 71 a 80 a quelli del Ritiro di San Vincenzo Ferreri e Immacolata Concezione

• da 81 a 90 a quelle del Conservatorio di Sant’Eligio e della Maddalenella.

Succedeva spesso che, molte ragazze che venivano estratte, e che godevano quindi del maritaggio, non avessero ancora trovato marito, mentre, altre che erano già state chieste in spose non avessero avuto la fortuna di essere estratte.

Queste ultime, purtroppo, rimanevano in Conservatorio anche se pronte a sposarsi.

Tale contingenza, non era gradita ai Conservatori, che erano interessati a liberare quanto prima gli alloggi per poter ospitare altre ragazze bisognose.

Per risolvere questa situazione di stallo, alcuni Istituti anticipavano le somme alle ragazze estratte, riservandosi il diritto di incassare la cifra in questione al momento della loro estrazione.

Un’altra soluzione adottata dopo il 1816 dal regno delle due Sicilie fu di devolvere il maritaggio delle ragazze estratte, ma che non avevano ancora trovato marito, alle ragazze non estratte che erano pronte a sposarsi .

Un altro problema da risolvere, era quello delle ragazze del Conservatorio che una volta estratte, invece di sposarsi entravano in convento per diventare suore.

Un decreto del 1816, stabiliva che esse non dovevano essere inserite nelle liste dell’estrazione del Gioco delle Zitelle, in quanto ad esse non spettava il maritaggio.

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Giovane “picciotta” palermitana foto d’epoca 1850 -60

I Governatori dei Conservatori però non erano d’accordo con questo provvedimento, perché sostenevano che la monacazione era paragonabile al matrimonio. La loro opposizione fu accolta, e i nomi delle ragazze che prendevano il velo furono inseriti nelle liste, ed il maritaggio loro spettante venne convertito in “monacaggio”.

L’ammontare dell’importo erogato in dote, era pari a 25 ducati, e rimase immutato durante gli anni, fino alla sua soppressione nel 1865 ad opera del Regno d’Italia da Vittorio Emanuele II di Savoia.

Questa somma, che veniva corrisposta alle fanciulle, prendeva il nome di “maritaggio”, e successivamente il termine diventò di uso comune nel Regno di Sicilia e successivamente nel Regno delle Due Sicilie, per indicare la dote che la donna portava con sè quando contraeva matrimonio.

Il pagamento dei maritaggi veniva effettuato tramite “bancali”, dei veri e propri titoli di credito nominativi trasferibili, paragonabili agli attuali assegni di conto corrente, che venivano emessi subito dopo l’estrazione.

Le polizze di pagamento dei maritaggi alle donzelle scelte dagli appaltatori, venivano intestate alle stesse, e potevano essere riscosse a seguito dell’identificazione notarile delle beneficiarie, previa esibizione del certificato di matrimonio.

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contadina del Regno delle due Sicilie 1816 – 1861 ( regno di Sicilia 1130-1816)

Al contrario le polizze di pagamento dei maritaggi alle ragazze del Conservatorio, venivano a loro intestate, ma erano incassate dal rappresentante dell’istituto, a seguito della girata delle beneficiarie.

Il gioco delle Zitelle era accompagnato, inoltre, da molti rituali religiosi e riti propiziatori che venivano effettuati prima delle estrazioni.

Tali consuetudini non entravano in conflitto con lo spirito cristiano in quanto, oltre che per i giocatori, i quali guadagnavano unicamente del denaro, si pregava anche per delle giovinette povere, che, grazie al maritaggio ottenuto, disponevano dei mezzi necessari per poter contrarre matrimonio.

Era un culto talmente sentito che, nel 1740, il Re di Sicilia dispose che per ogni estrazione venissero prelevati dal Fondo del Lotto 20 ducati per la celebrazione di duecento messe. Con decreto del 12 dicembre 1865, le somme destinate alle opere di beneficenza della città di Napoli, vennero cancellate dal bilancio dello Stato italiano, quindi dal 1 gennaio 1866 i maritaggi non furono più concessi.

Dopo varie proteste e controversie sull’abolizione dei maritaggi, nel 1915 con Reggio decreto legge del Regno d’Italia si stabilì che i vecchi fondi dotali venissero devoluti all’Opera Nazionale Orfani di Guerra (O.N.O.G.), per consentire la “concessione di sussidi dotali ad orfane di guerra che abbiano contratto matrimonio non oltre il 25° anno di età”, che “le somme eventualmente esuberanti per la concessione di sussidi dotali saranno destinate all’assistenza in genere degli orfani di guerra” ed inoltre che “quando lo scopo dell’assistenza agli orfani di guerra verrà a cessare totalmente o parzialmente, il reddito delle fondazioni dotali ritornerà alla originaria destinazione”.

Il welfare italiano, ovvero lo stato sociale, è quello che si fonda sul principio di uguaglianza sostanziale, da cui deriva la finalità di ridurre le disuguaglianze sociali. In senso ampio, per Stato sociale si indica anche il sistema normativo con il quale lo Stato traduce in atti concreti tale finalità.

Potrebbe prendere a modello lo Stato borbonico, che in quanto a welfare come abbiamo visto, anche da questo piccolo esempio era all’avanguardia rispetto all’epoca, e che non finirò mai di ricordare, non aveva emigrazione, ma il sud d’Italia era noto al contrario per l’accoglienza ai migranti poveri del nord d’Italia e della vicina africa, e questo prima dell’unità d’Italia.

Se dai proventi del Lotto e delle altre lotterie e gratta e vinci lo Stato destinasse una parte a garantire un salario minimo alle giovani coppie, o alle famiglie povere mono reddito con più figli e alle migliaia di pensionati che non arrivano alla terza settimana… saremmo forse una civiltà moderna e civile… come lo era lo Stato borbonico!

di Umberto Calabrese

Fonte: Umberto Calabrese per Agoramagazine.it rivista on line

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