Salvatore Morelli: il pugliese dalla parte delle donne

Salvatore Morelli, Carovigno 1824 - Pozzuoli 1880

Si sa, la realtà… la verità è complessa e semplice al tempo stesso. La verità è storia, è uomini, vita e morte, sofferenza e gioia… la verità non si può ridurre a una parola, o un fenomeno, o una corrente di pensiero… perchè in quella parola, in quel fenomeno convergono tante di quelle sfumature che alla fine la parola diventa un fiume in piena, e il pensiero cosmicità assoluta.

Non si può rinchiudere, perciò, in una sterile definizione la vita di un uomo. Tanto meno quella di Salvatore Morelli. Nato in Puglia, a Carovigno in terra d’Otranto, il primo maggio 1824, visse gli anni in cui volgeva al termine la dominazione borbonica e prendeva inizio quella sabauda. Salvatore Morelli era antiborbonico, aveva studiato e si era laureato in Legge a Napoli; aveva letto con ardore e abbracciato le idee mazziniane, quindi era un repubblicano e liberale (vorrei ricordare, che i Savoia e Cavour non hanno mai visto di buon occhio Mazzini… per cui parlare di mazziniani e “patrioti del risorgimento” sono fermamente convinta che non possa voler dire la stessa cosa… tanto più che, le fonti non mancano di dirlo, il Risorgimento – ricordo – fu un’operazione politica stabilita a tavolino dai piemontesi…). Detto ciò, oggi, i risorgimentalisti convinti sbandierano questo pugliese come a voler dimostrare che in realtà il Risorgimento è stato, tutto sommato, voluto anche dal meridione. Cosa che non si può certo affermare parlando di Salvatore Morelli, nel senso che se una rondine non fa primavera, di sicuro un uomo non si può ergere a rappresentante di milioni di persone, quantomeno…

Certo è che Morelli passò dieci anni in carcere, tra Ischia e Ventotene; poi fu “segregato” a Lecce… dove fu spettatore dei rivolgimenti del 1860, ma non potè prendervi parte attiva in quanto, appunto, in ceppi. Quindi… eroe risorgimentale? Non mi pare proprio. Sì certo, accolse con favore la caduta dei Borbone, perchè (dicevamo) l’avevano messo in carcere

[piccola parentesi: quale altro regnante europeo, e non, avrebbe fatto altrimenti? Signori miei, all’epoca, e ancora oggi, funzionava così: se eri re, e volevi mantenere il potere, chi ti stava contro lo mettevi in carcere o lo esiliavi, e già così eri il re più magnanimo sulla piazza, visto che togliere di mezzo direttamente gli oppositori non costava nulla… non è forse vero, che quando Genova insorse contro i Savoia – e questo gli unitaristi convinti e i risorgimentalisti dell’ultim’ora si dimenticano, casualmente e puntualmente, di ricordarlo – nel 1849, i piemontesi repressero duramente nel sangue quell’insurrezione, con bombardamenti inutili, stupri a gogò, ammazzamenti superflui, e per concludere con esecuzioni e incarcerazioni finali? Non è forse vero che lo stesso Mazzini era stato messo al bando? – chiusa parentesi]

Dicevo, l’avevano messo in carcere, quindi alla caduta dei Borbone potè uscire… ma, sorpresa, la prima cosa che fece appena fuori di prigione fu fondare una rivista mazziniana che criticava aspramente l’operato del generale Garibaldi, col quale Morelli mostrò di esser in disaccordo (Il dittatore, fine 1860).

Ma il motivo per cui, non i pugliesi, nemmeno gli italiani, risorgimentalisti o revisionisti, bensì i terrestri tutti dovrebbero essere orgogliosi di aver dato i natali a quest’uomo, non c’entra nulla con l’Unità d’Italia, nè col Risorgimento… il motivo è che quest’uomo, prima di Stuart Mills, prima delle suffragette ecc, si schierò dalla parte delle donne, dedicando a loro un libro La donna e la scienza, o la soluzione del problema sociale, 1861, e dedicò tutta la sua vita, in tempi furiosamente non sospetti, all’emancipazione femminile, propose la prima legge per la parità dei diritti tra uomo e donna, nel 1877, come parlamentare italiano, fece finalmente approvare una legge che dava alla donna il principio di “capacità giuridica”… ma non solo questo: si battè per l’istruzione alle fasce più basse della popolazione, contro la pena di morte, per la costruzione di opere pubbliche nel mezzogiorno….

Un patriota? Bò. Un meridionalista? Forse. Io dico: un uomo. Un grand’uomo. Che ha avuto coraggio, idee, un uomo libero dentro che ha saputo vedere più in là di ogni altro uomo suo coevo. Un uomo che si è battuto per le donne.

Perchè ho dedicato un post a quest’uomo? Perchè il 18 aprile scorso, Corrado Augias, uomo che stimo molto, anche se a volte mi trovo in dissenso con quel che dice o fa, nella sua trasmissione “Le Storie – Diario Italiano” ha dedicato una puntata a Salvatore Morelli, alla sua modernità e lungimiranza, raccontandolo attraverso gli occhi e la bocca di una donna, che potremmo considerare un’eccellenza del femminismo italiano, Emilia Sarogni, piacentina, con laurea in Legge e Scienze Politiche, che ha scalato le vette del sapere giuridico mondiali ed è autrice, tra le altre cose, di un libro La donna italiana 1861-2000. Il lungo cammino verso i diritti, 2004, che ha fatto scalpore in molte università del mondo. Ovviamente, come poteva sfuggirle la figura di Morelli? A lui ha dedicato una trilogia (biografia, opera teatrale, romanzo)….

Ma ne voglio parlare anche per un motivo particolare: il fatto che tessere le lodi di questo femminista ante litteram, in un certo senso sia passato, durante la trasmissione, come mezzo ulteriore per screditare quanto i Revisionisti con molta fatica e pazienza stanno cercando di fare: prima si è puntato l’accento sull’incarcerazione Borbonica, poi sul fatto che i Revisionisti pare vogliano ribaltare (opinione di Augias) la visione della figura dei Borbone…. io credo che la questione sia un’altra. Credo che i Revisionisti non vogliano far diventare il nero bianco, semplicemente rigettano le vetuste visioni di parte e mistificate a posteriori dal regime savoia. Non si vuol dire che i Borbone erano santi e i Savoia demoni… i Borbone erano regnanti come gli altri. Hanno commesso errori, e avevano a cuore la loro casa dinastica… o forse che gli altri regnanti d’Europa ci tenessero meno? O forse che negli altri regni d’Europa non esistessero le carceri, non fossero dure, e non si operasse con durezza (e talvolta ferocia) verso gli oppositori? Forse che gli Inglesi usassero i guanti di velluto nei confronti delle popolazioni del Commonwealth? No, signori. I Borbone non erano santi, ma non erano diversi, peggiori o migliori di altri.

E quando mi si viene a dire “Poverino Morelli, dieci anni in carcere… nelle dure e spregevoli carceri borboniche…. come diceva Gladstone…” mi sale il sangue alla testa, e dico “Eh no, caro Augias, da te che sei un pignolo e quando dici una cosa ci tieni a controllare fonti eccetera, non me la aspetto proprio una simile caduta di stile”… (forse, a ben vedere, quelli che vanno ciecamente in una direzione coi paraocchi… forse forse non sono proprio i revisionisti…) perchè proprio il signor Gladstone, che era stato mandato a Napoli apposta per screditare i Borbone agli occhi della popolazione inglese ed europea, quando ormai i giochi  erano fatti (quarant’anni dopo)ammise di essersi inventato di sana pianta (non aveva mai messo piede nè su Ventotene nè nelle carceri borboniche!!!) quelle lettere che con tanto ardore e indignazione aveva scritto sulle carceri borboniche e le orribili condizioni di vita dei detenuti (Lettere a Lord Aberdeen, 1851) e che poi furono lo spunto per il Times di Londra per denigrare e diffamare agli occhi di tutti i Borbone come “un oltraggio alla religione, alla civiltà, all’umanità e alla decenza”…. viene  da dire…. MA ANCORA???? ANCORA???? MA CHE SCHIFO!

Schifo, perchè ancora ci si vuol servire (servire!!!) della testimonianza di un uomo, un magnifico uomo, per tirare l’acqua al proprio mulino… era antiborbonico… e allora? I Borbone erano da detronizzare per questo? Tutto il meridione era antiborbonico per questo? Vogliamo vedere una cosa, allora vediamo anche le altre, vediamo le cose effettivamente “buone” e “democratiche” che i Borbone hanno messo in atto…. ah, no, scusate… dimenticavo… queste ultime non servono… non servono agli storici. Gli storici che vogliono vedere solo da una parte e dare interpretazioni univoche.

Chapeau a Salvatore Morelli, eccellenza meridionale storica ed esempio che andrebbe studiata e raccontata nelle scuole. Disgusto per il mica tanto velato tentativo di usare quest’uomo per visioni spicciole di parte. E la frase (a proposito del perchè Salvatore Morelli non sia conosciuto ai più) di Emilia Sarogni “Se fosse nato in Piemonte non sarebbe successo..” suscita leggero sdegno… se qualcuno me ne avesse parlato, signora Sarogni, io l’avrei ammirato. Io, pugliese e meridionalista, l’avrei orgogliosamente ammirato.

La storia non è semplice. Forse non la conosceremo mai. Gli uomini invece sono semplicissimi: puro ego in esaltazione, sempre e comunque. Anche quando sarebbe più dignitoso metterlo a tacere.

Fonti: Controstoria dell’Unità d’Italia, Gigi Di Fiore

Lettere a lord Aberdeen sui processi di Stato del Regno di Napoli, W.E. Gladstone, 1851

per rivedere la puntata di cui parlo, “Le Storie – Diario Italiano”, Rai –Tv: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-11d127d5-3ea4-4866-8f7a-915ce2130d1c.html

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